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Giuliano Piccininno: come si diventa fumettista?

Il ruolo del talento, della formazione e della passione secondo uno dei grandi Maestri del fumetto italiano.

Da 40 anni Giuliano Piccininno lavora nell’ambito del fumetto popolare italiano ed internazionale su personaggi già noti come Alan Ford, Masters of the Universe, Tiramolla, Prezzemolo, Arthur King, Ninja Turtles, Looney Tunes e ha inoltre scritto e illustrato gli albi di Magic Geox, occupandosi di varie applicazioni del personaggio pubblicitario diffuse in tutto il mondo. 

Ma la lista delle sue opere e pubblicazioni è lunga, come lui stesso racconta: “Dal 1998 disegno le avventure di Dampyr per Bonelli Editore e ho prodotto illustrazioni per le ditte Geox, Sisa, Safilo, Selle Italia, Playlife, Hotel parchi Garda e per La Gazzetta dello Sport. Ho inoltre pubblicato in volume i personaggi di mia creazione come Ozzy (1993), Villa Transilvania (2005), Kovacich (2009), i Bagigi (2012) e Graspaman (2016) e disegnato per l’editore francese Soleil un volume dedicato a Dracula, un annual di Vikings per Zenescope, il volume Atto d’accusa per LeStorie di Bonelli Editore ambientato nell’antica Roma e ho realizzato Explorers Club per gli SmartComix editi da Shockdom nel 2015”.

Attualmente è impegnato sul lavoro per Zagor per Bonelli Editore e nell’attività didattica, sia come docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico di Valdagno (Vicenza), sia a livello di riorganizzazione del corso accademico di Fumetto per Dalì Arts.

Qual è l’importanza e il valore dell’apporto che un professionista come te può portare nell’ambito delle sue lezioni, nel contatto diretto con gli studenti?

“Posso definirmi un professionista esperto ma anche un insegnante con tanti anni di attività didattica. Non sempre le due figure coincidono, soprattutto nel campo dell’istruzione artistica di alta formazione, e non sempre il grande e riconosciuto maestro è anche un buon didatta”.

Disegnare o insegnare: quali pro e contro delle due tue occupazioni?

“Non è facile spiegarlo, nel mio caso le due attività si intersecano in modo fecondo da tanto tempo arricchendo la mia esperienza. Ho iniziato con la libera professione sperimentando sul campo la durezza del lavoro solitario del disegnatore. Dopo qualche anno, sono finito quasi per caso a fare delle supplenze e non mi è parso vero avere a che fare con degli esseri umani! In seguito a dei concorsi sono entrato in ruolo ma ho proseguito la mia attività professionale portandola come bagaglio di esperienze anche nella didattica, cercando di dare ai miei allievi un’idea dei procedimenti, delle competenze e delle abilità che vengono richiesti oggi sul mondo del lavoro. Dal mondo della scuola ho invece appreso altre modalità didattiche e comunicative, oltre a una attitudine al confronto, che mi sono poi tornate utili anche in occasione di collaborazioni con altri autori o editor, dove è essenziale saper chiarire il proprio pensiero”.


Quali sono i tuoi più recenti progetti come fumettista?      

“Sto realizzando per la rivista Scuola di Fumetto la serie Le Vite de’ più eccellenti fumettori, una storia semiseria a puntate che costituisce una ipotetica e scherzosa appendice delle “Vite” di Giorgio Vasari, che vi appare in qualità di redattore dell’opera. È in preparazione il primo volume di questa “impresa” per le edizioni NPE. A fine anno uscirà una mia lunghissima storia Fantasy di Zagor, personaggio sul quale sto tuttora lavorando con immutato entusiasmo”.


Qual è lo stato dell’arte nel mondo del fumetto e dell’illustrazione in Italia? Quanto contano le nuove leve e quale percorso ti sentiresti di consigliare?

“È difficile fare il punto della situazione e proporre soluzioni, ma posso dire che il fumetto presenta un innegabile vantaggio. Se da un lato ci sono delle testate “storiche” e solide con un pubblico ormai adulto e fidelizzato, questa forma espressiva (come in generale tutto il sistema dell’arte e dello spettacolo) è sempre alla ricerca della “novità”, situazione che dovrebbe avvantaggiare i nuovi autori con idee e storie da raccontare in forme ancora inesplorate”.


Cosa non deve mai mancare nella formazione di un fumettista, professionista di domani, e perché?

Un fumettista non è un pittore, è uno che racconta storie con le immagini. Quello che fa è più vicino alla letteratura rispetto all’arte figurativa. Secondo me non si deve cedere mai alla tentazione di eccedere in virtuosismi grafici; un fumetto disegnato con qualche impaccio ma con uno storytelling adeguato si può leggere, uno disegnato benissimo ma privo di struttura narrativa no. E poi, lasciamelo dire, è fondamentale leggere i fumetti, perché capita anche di trovare certe situazioni paradossali, come nel caso di aspiranti autori che leggono un solo genere e ignorano tutto il resto, oppure non leggono proprio niente.
Diventare autori di fumetti è un bellissimo sogno ma, come tutti i sogni, si concretizza solo conquistando faticosamente – con la conoscenza e l’esercizio – le capacità per realizzarlo. E la fatica, se sostenuta da una vera passione, diventa meno gravosa”. 

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