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Il valore della Storia della Musica tra arte e società.

Il Prof. Roberto Favaro illustra l’importanza della cultura musicale per i musicisti di domani (e non solo).

La musica è bellezza, passione, sentimento, emozione. Lo sa bene Roberto Favaro, musicologo e saggista nonché docente di Storia della Musica presso Dalì Arts. 

Il prof. Favaro, dopo la laurea all’Università di Padova e gli studi alla Humboldt Universität di Berlino dove ha studiato germanistica, estetica e musicologia, ha approfondito vari ambiti del settore, come quello della musica elettronica, e da decenni insegna in numerose accademie di caratura internazionale le tematiche di cui è esperto professionista, dalla storia della musica a quella del teatro e dello spettacolo. 

Ma non solo: è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, già preside del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate e vicedirettore, e dal 2017 anche Direttore Artistico del Teatro Lirico di Milano. Inoltre, collabora con enti lirici e concertistici come il Teatro alla Scala e La Fenice, il San Carlo di Napoli e il Festival MiTo, e ha tenuto numerose conferenze di musicologia in Italia, Europa, Stati Uniti e America Latina.
È anche autore di numerosi libri e saggi pubblicati in Italia e all’estero, direttore scientifico ed editoriale della rivista di studi musicali “Musica/Realtà” e collabora con la RSI (Radio della Svizzera Italiana) come autore e conduttore di programmi culturali e musicali.
Nel mondo della ricerca e dello studio, inoltre, ha approfondito il tema del rapporto tra musica e altre discipline artistiche e comunicazione, con particolare focus sul mondo della letteratura, dell’architettura, del cinema e delle arti visive in generale. 

E proprio in questo ambito rientra il progetto sposato con Dalì Arts.
Ma facciamo un passo indietro:

Professore, qual è l’importanza dello studio della Storia della Musica per i futuri musicisti?

“Diciamo che, per imparare a suonare bene, per conoscere uno strumento a dovere, non è sufficiente unicamente applicarsi sul piano gestuale, tecnico, pratico e mnemonico. Suonare, infatti, è anche un’azione culturale, critica e di interpretazione, e in questo senso lo studio della Storia della Musica può aprire scenari importantissimi sul piano dell’approfondimento degli aspetti estetici e stilistici, del legame a tematiche di carattere sociologico, politico o filosofico, solo per fare un esempio.
La storia della musica permette quindi di capire meglio cosa si sta suonando o cantando o componendo e il motivo, cosa risiede nel substrato sottostante a quello che viviamo oggi e come si è arrivati alla musica di oggi. Si tratta, poi, di un grande arricchimento personale, oltre che del futuro musicista”.

E qual è, a suo avviso, il ruolo e il livello della cultura musicale di oggi, almeno nel nostro Paese?

Purtroppo, il livello medio è molto basso. Questo perché la Storia della Musica non è materia compresa nell’elenco delle discipline umanistiche, ad esempio, nella scuola dell’obbligo e nemmeno di istituti superiori nei quali potrebbe entrare, come il caso dei Licei. Dovrebbe essere invece considerata come la storia dell’arte, dato il legame inscindibile con materie come la letteratura, la storia, la filosofia e persino le scienze. Siamo in netto ritardo, in questo senso, rispetto a molti paesi europei ed extra-europei: la storia della musica è fondamentale per comprendere il mondo delle trasformazioni sociali, dell’innovazione, della politica e persino le tematiche di attualità.
Basti pensare all’importanza nell’Ottocento della diffusione del Melodramma e del rapporto con un pubblico non più solo elitari, o dei numerosi generi della musica contemporanea e popolare diffusi dagli anni ’60 ad oggi, ognuno strettamente connesso con trasformazioni sociali di enorme valore nella nostra storia”.

Il prof. Favaro opera nel campo della diffusione della cultura della musica non solo ai futuri musicisti:

come può aiutare, quindi, la conoscenza della musica e della sua storia per chi non farà questo lavoro?

“Si tratta di una materia immensa e di grande valore, che può allargare genericamente la prospettiva creativa di ciascuno, soprattutto per chi lavora o lavorerà in ambiti legati alle arti, e il legame proprio con le altre arti è diventato sempre più stretto. Basti pensare a quanta musica è entrata anno dopo anno nelle stesse opere d’arte contemporanea, soprattutto nelle installazioni”.

E proprio con queste basi si apre uno scenario di collaborazione importante con Dalì Arts Academy, grazie all’applicazione ed unione della storia della musica alle arti visive: di cosa si tratta?

“Le arti visive e la musica hanno un sempre maggior legame e da decenni lavoro per mettere in luce tutte le possibili ed esistenti relazioni tra oggetti e opere con la loro componente sonora. L’obiettivo di questa collaborazione futura è quello di cercare e trovare la musicalità nelle opere plastiche e la plasticità nella musica. Un percorso interessante, stimolante e davvero sorprendente nei risultati”.

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