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5 scale per improvvisare dal jazz al pop.

Come nasce l’improvvisazione e da cosa deve partire? Quanto conta la conoscenza delle scale e della musica tonale e modale?

Nel delineare cosa sia l’improvvisazione, con il suo estro e il suo brio, quel fascino irresistibile che tiene incollato il pubblico curioso di capire cosa sta per suonare il musicista di turno, si legge che si tratta di “un’attività estemporanea durante la quale gli esecutori producono materiale sonoro senza seguire uno spartito, in maniera formale o anche informale”.
Ebbene, l’improvvisazione musicale può essere libera e senza alcuna regola, oppure su schema, quindi eseguita secondo regole con un preciso grado di determinazione. L’improvvisazione jazz, in primis, è un tipico esempio di improvvisazione su schema, in cui gli esecutori fissano determinate regole strutturali, scegliendo un brano standard come partenza ed elaborano sul momento variazioni melodiche o armoniche.

Musica tonale e modale

Inoltre, quando si parla di improvvisazione, è bene tenere conto i due differenti ambiti: quello della musica tonale e quello della musica modale.

La prima è quella che più frequentemente di ascolta: la maggior parte dei brani, soprattutto parlando di musica pop, si sviluppa sulle regole dell’armonia che si riferiscono ad una tonalità, e proprio da qui il termine tonale.

Cercando di entrare appieno in tema di tonalità, e capendo meglio di cosa si tratti, il nostro Antonio Dalì nel suo libro “Teoria della musica” spiega con precisione che “la tonalità è un sistema che crea una relazione tra note ed accordi in una scala maggiore o minore. Questo schema viene usato per la costruzione della musica tonale la quale è basata su una tonalità di riferimento, dunque le scale di riferimento sono composte da 7 note e 7 accordi“.

D’altro canto, con il termine modale ci si riferisce ad un sistema che sottintende una tonalità di riferimento, ma che può anche essere aperto a molte interpretazioni e quindi avere un utilizzo più ampio delle scale senza appoggiarsi ad una tonalità di riferimento, questo perché l’interpretazione può avere più strade aperte da intraprendere a livello di improvvisazione.

Le scale

Quelle che si possono utilizzare per improvvisare sono differenti, ma ragionando in maniera funzionale, sono 5 le scale fondamentali da conoscere e con le quali si può improvvisare su ogni tipologia di brano.

La prima scala è senza dubbio la Pentatonica, una scala antica composta da 5 suoni e con un modo maggiore e uno minore. Si tratta della scala più comune nell’uso dell’improvvisazione perché di facile comprensione: l’orecchio la sente frequentemente all’interno dei brani e si presta per costruire dei fraseggi interessanti adatti ad ogni genere.
La scala pentatonica di La minore è composta da La Do Re Mi Sol, mentre la pentatonica maggiore (relativa maggiore del La minore) e composta da Do Re Mi Sol La, si può notare che le note sono le stesse, l’unica cosa che cambia è il punto di partenza, cioè dalla nota che dà il nome alla scala.

La seconda scala da conoscere è la Misolidia, una scala modale che si costruisce sul quinto grado della scala maggiore, l’accordo di riferimento al quale si applica il modo Misolidio è di Settima di dominante (ad esempio ragionando in C maggiore, si parla di G7). Una delle cadenze più comuni in armonia è la cadenza perfetta, si intendi il V grado che risolve al I.
All’interno di un brano l’accordo di settima è molto frequente ed è l’accordo che genera maggior tensione, proprio per questo si presta all’utilizzo delle scale modali, per restare su una sonorità che si adatta sia al pop che al jazz, scegliere la scala misolidia per improvvisare è un’ottima soluzione.

La terza scala modale la Dorica, che si costruisce partendo dal secondo grado della scala maggiore, l’accordo di riferimento al quale si applica il modo Dorico è Dm7.

La quarta scala modale è la scala Misolidia b2 b6, in questo caso ci stiamo avvicinando al mondo jazz, anche se non si esclude un utilizzo anche nella musica pop. Questa scala nasce dal quinto grado della scala minore armonica e l’accordo di riferimento è G+7.

La quinta ed ultima scala da conoscere per utilizzare una sonorità “out” come si usa dire in ambito Jazz, è la scala Superlocria, che si applica su un accordo di settima alterato o su un accordo di settima nel quale sia esclusa la quinta, per esempio nell’accordo di E7 composto dalle note: Mi Sol# Si Re, con l’esclusione della nota Si, è possibile utilizzare la scala modale Superlocria pur non essendo un accordo alterato. La scala Superlocria è costruita sul settimo grado della scala minore melodica. 

L’improvvisazione

Fatto chiarezza in tema delle scale maggiori, risulta evidente che l’improvvisazione richieda molta pratica e le scale che si possono scegliere per improvvisare non sono soltanto quelle delle sopra descritte, ma con la conoscenza di queste si può coprire in maniera funzionale ogni soluzione di improvvisazione che un brano può richiedere.

Questo è sicuramente un tema di non semplice lettura e comprensione, e che richiede già una buona conoscenza dell’armonia moderna: se sei interessato ad approfondire il tema dell’armonia e quello dell’utilizzo delle scale nell’improvvisazione, vieni a conoscere il nostro Corso di Armonia.

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